L’inverno è la stagione del candore e del raccoglimento. Quant’è facile crogiolarsi nel sollievo di una stufa scoppiettante… Si aggiunga al quadro il compiacimento del consumismo stagionale. Col calore le tensioni si sciolgono e la mente s’offusca, scordando il privilegio d’un inverno appartato.
Nelle viuzze umidicce, sobborghi della frenesia urbana, ombre tremolanti se ne stanno accasciate, invisibili e dimenticate. La mischia si accanisce, avvinghiata a quelle ricchezze da non spartirsi. Gli sguardi abbacinati dalle luminarie, neppure colgono l’essenza d’un tempo maligno, doppiogiochista.
La seguente poesia tenta di accendere un fiammifero nei vicoli ciechi.
Pacata neve
Candida, pacata neve rilucente. Già ci sorprendi in questo anno sconcertante. Forse hai fatto bene ad anticipare i tempi, sbigottendo una quotidianità martellante. Candida, pacata neve rilucente. Ricopri col tuo candore tutto quanto è stato durante un intero, lungo anno. Una coltre ora spessa e soffice ammutolisce gli animi di ciascun essere. Ti osserviamo e non possiamo che sbalordirci. E meravigliarci. Candida, pacata neve rilucente. Accanto al tepore distensivo di una stufa, il mio sguardo si confonde là, fuori dalla finestra, nella tua splendida uniformità. Candida, pacata neve rilucente. Sei splendida ma anche malvagia: hai ricoperto col tuo manto gelido le profonde disuguaglianze sociali. E così io ti guardo da una posizione privilegiata. E devo ringraziare umilmente. Perché là fuori c'è chi non può farlo. Candida, pacata neve rilucente. Al tuo cospetto il mio animo rimane ammutolito. Da qualche parte invece, un corpo potrebbe esser pronto a spirare.
Estratta da Versi in fiore.
Se preferisci l’aria autunnale ti propongo: Poesia sul vento che sbuffa.
