La musica parlata nasce nei sobborghi newyorkesi – tra la gente afro e ispanica – come strumento di protesta sociale. L’attuale potere al comando si è intestardito sulla volontà di estirpare la politica dal rap: così facendo, ne strapperebbe via proprio la sua primaria essenza.
L’artista di strada
L’artista di strada è il soggetto più autorizzato a documentare le vicissitudini delle periferie urbane. Lì dove mancano o sono troppo deboli le istituzioni e i servizi pubblici, lì dove il confronto con mancanze e privazioni è costante e abitudinario, lì giacciono voci preziose di un Paese amorfo.
Non c’è reporter o giornalista accurato al punto da riuscire a riportare, con fedele e plastica rielaborazione, il disagio di fette importanti di società.
L’importanza del rap
Il rap parla della gente, alla gente, per la gente e a partire dalla gente. È tempo puntuale che scorre: non trascura il passato, non nega il presente, non respinge il futuro. I termini utilizzati sono di immediata comprensione; le rime sono orecchiabili e associano poli tra loro divergenti, in modo da puntare il faro sulle contraddizioni sociali; e qualche imprecazione qua e là ci schiaffeggia oppure ci diverte: certamente, ci ricorda dove stiamo e ci mantiene con i piedi per terra.
La politica della gente
Polis deriva dal greco “città” e la città è quel macro-aggregato di individui uniti tra loro da legami di parentela oltre che etnici o, semplicemente, umani. La politica è dunque della città. La città è della gente. E nella gente troviamo gli artisti di strada. La sequenza è così lineare che la prossima volta qualcuno tenterà di levare la politica dalla politica dovremmo semplicemente ridergli in faccia e tornare alle nostre occupazioni.
La parola ai giovani
Questi ultimi decenni sono stati attraversati da sviluppi tecnologici imprevedibili. I giovani si proiettano verso un futuro nebuloso: presto (sta già accadendo) si faticherà a riconoscere l’irreale dal reale – perché il falso sarà terribilmente simile al vero; presto (sta già accadendo) la vita dell’uomo verrà stravolta da disastri ambientali, repentini e ravvicinati. Le nuove generazioni sono consce di queste incertezze e non sono più disposte a ignorarle, cadendone vittima.
Il loro temperamento per certi versi può dirsi più debole, non avendo personalmente vissuto le tragedie del secolo scorso; tragedie altrettanto devastanti però stanno espandendo la loro portata in vari punti del pianeta e questa paura risvegliata sviluppa nei giovani un’indole meno remissiva, audace sulla salvaguardia dei diritti, caparbia sulla rivalsa della verità.
È finito il tempo in cui i cantanti ricercano vocaboli accurati ed eleganti: le parole ora sono spicce, dirette, talvolta brutte, ma mai fuori posto. Passiamo il microfono ai rapper e sentiamo cosa hanno da dire. Sicuramente avremo qualcosa da imparare, per il bene di tutti.
