In vista della giornata internazionale istituita domani, 25 novembre, dalle Nazioni Unite, ammetto che sono alquanto perplessa nel constatare l’operato – anzi, il mancato operato – di una grande fetta degli organi istituzionali o popolari che siano.
Non posso fare a meno, in quanto scrittrice in corso d’opera, di riversare la mia confusione in forma di testo scritto, sia esso costituito da prosa oppure da versi. Suppongo che da parte mia sia lecito farlo: tentare di dare un senso a questa matassa caotica. E a questo punto mi interrogo sul tipo di brainstorming (teoricamente) attuato dagli esecutivi.
E qui inciampo, perché oltre alle parole magistralmente interpretate dall’élite al potere, non riesco a scovare altro: non un’accurata pianificazione, non un progetto, una proposta, un barlume d’idea. Nulla se non parole. E la questione potrebbe delinearsi ulteriormente perché: da dov’è che vengono queste parole? Se non da scrittori a cui è stata sottratta l’arte?
E chi deve attuare le risoluzioni s'è perduto nel caos, inghiottito dalle sue stesse parole rubate dai parolieri, destituiti.
Che sogno infantile il mio, immaginare delle istituzioni epurate dagli slogan, concretamente focalizzate su progetti etici e sensati…
È stato detto davvero tanto, e ancora non è sufficiente. I pensatori rivestono un ruolo fondamentale in società, e così varrebbe per tante altre cariche, prettamente politiche, impregnate di propaganda e svuotate d’intervento. Forse in protesta gli scrittori dovrebbero gettare le penne al vento.
Questi pensieri sconclusionati compongono la poesia (sconclusionata?) proposta qui di seguito. Il contesto specifico che avevo in mente riguardava i femminicidi, poi però è risultata adattabile ai confltti in corso. Di fatto evidenzia svariate aberrazioni.
Nulla più da dire
Una fiumana di persone ondeggia lungo le ampie arterie di metropoli svogliate. Colori al vento, sincronizzati; battute efficaci ed efficacemente ignorate. Gli assenti s'indignano, elaborando la bruttezza, in disperati tentativi d'azione; iniziative infiammate dal malcontento dell'ennesimo sopruso. Nulla più da dire, se non reiterate invettive contro una direzione, contro dei capostipiti, corrotti dal disimpegno, dal disinteresse e dalla prevalenza bellica, mascolina, d'un patriarcato ozioso, invidioso, compulsivamente possessivo. Nulla più da dire, perché troppe parole viaggiano e si scontrano e per via di esse ci scontriamo ancor di più, in questa competizione lessicale alle cui spalle gli omicidi avanzano.
Qui recitata: Nulla più da dire.
Vi sottoporrei una poesia scritta in occasione del 25 novembre 2022: Poesia contro la violenza sulle donne.
Se pensi che il femminismo possa rivelarsi tossico, leggi un mio pensiero qui: Femminismo tossico.
