Come si fa a comporre una poesia contro la violenza sulle donne? È fattibile farlo? Ma soprattutto: serve a qualcosa? Domande complesse che rimandano al più grande dilemma sull’utilità della letteratura stessa. Interrogarsi sulla validità della letteratura varrebbe quanto soppesare il senso delle emozioni umane. E se queste emozioni sono prive di significato possiamo pure piantarla di struggerci.
Tornando alla violenza sulle donne, la seguente poesia descrive la brutalità di un orrore perpetuato sul sesso femminile sin da quei tempi remoti che ancora siamo in grado di ricordare. Il ricordo nutre la nostra esperienza e quando è associato alla cultura e al buon senso, allora possiamo arrischiarci a delineare un progetto di speranza.
Materia
Di incanto e meraviglia accendi gli animi gentili. Di squallore, di furore s'infettan spiriti maligni. S'alzan versi, odi, colori; bramano Furie, iene, sciacalli. Sei il seme della Terra, sei il peccato dei vigliacchi. Mater, della Vita sei madre. Mater, sei esanime materia. Luce splende nei tuoi occhi, luce spenta dagli abusi. Creatrice di sostanza, generi amore, causi avversione. E perché sei amore, sei avversione, che battezzi la materia. Mater, da te proveniamo. Donna, custode di potere. Potere strappato, lacerato; espropriato, sequestrato. Mater, ridotta a materia. E così trattata. E così oltraggiata. E così annientata. Mater, in sincronia: madre di virtù, madre della colpa. Mamma, sei tu? Ti pieghi, raccogli strascichi, ti levi, ti opponi. Riunisci i figli prodighi e ancora una volta: tu, generi il futuro e provi a raddrizzarlo.
Qui recitata: Materia.
Propongo una riflessione ulteriore su un tema molto dibattuto: Femminismo tossico.
